PAROLE DI MADRE TERESA DI CALCUTTA

Portate l'amore in casa vostra, perché è questo il luogo dove deve cominciare il nostro amore reciproco. 
Gesù disse di amarci gli uni gli altri. Non disse di amare il mondo. Disse di amarci gli uni gli altri: proprio qui mio fratello, il mio vicino, mio marito, mia moglie, mio figlio, i vecchi. 
Per diffondere la gioia è necessario avere la gioia nella propria famiglia. La pace è la guerra cominciano nel proprio focolare. Se veramente vagliamo la pace nel mondo, amiamoci innanzi­tutto gli uni gli altri nella famiglia. 
Il semplice fatto che Dio abbia collocato una certa anima sulla vostra via è un. segno che vuole che voi facciate qualcosa per lei. 
Le persone che si amano a vicenda in maniera reale, vera e piena, sono le più felici del mondo, e noi lo constatiamo in mezzo alla nostra gente così povera. Amano i figli e amano la loro casa. Possono possedere assai poco, forse non hanno nulla, eppure sono felici. 
L'amore; perché sia autentico, deve arrivare, prima che a ogni altro, a chi sta più vicino a noi. 
Ogni volta che viaggio in Europa o in America, mi colpisce molto l'infelicità della gente. L'abbondanza di ricchezze materiali coesiste con un'autentica carenza di valori spirituali. 
Se nella vostra famiglia vostro figlio o vostra figlia hanno com­messo qualche errore, perdonateli. 
La cosa principale è questa: cercare di far sì che in casa propria regnino l'amore e la comprensione. 
E' facile amare quelli che vivono lontano. Non sempre lo è amare quelli che ci vivono accanto. E’ più facile offrire un piatto di riso per saziare la fame di un bisognoso che confortare la solitudine e l'angoscia di uno che non si sente amato nel focolare che condividiamo con lui.
Come potete amare Dio che non vedete, se non amate il vostro prossimo che vedete, che toccate, con cui vivete? 
Come dice San Giovanni: "Se ami Dio, se dici di amare Dio e non ami il prossimo, sei un mentitore". Per questo, voi ed io, rivolgiamo subito lo sguardo alle nostre famiglie, dato che l'amore comincia dal nostro focolare. 
Poiché non possiamo vedere il Cristo, non possiamo esprimergli il nostro amore. Ma il nostro prossimo lo vediamo, e possiamo fare per lui ciò che vorremmo fare per il Cristo se fosse visibile. 
Forse nella nostra stessa famiglia vi è qualcuno che si sente solo, che è in stato di sommo disagio, che si sente angosciato, e que­sti sono momenti difficili per ciascuno. Noi siamo li, presenti? 
Non abbiamo più tempo per guardarci in faccia, per scambiar­ci un saluto, per dividere insieme un momento di gioia, e meno ancora per essere quello che i nostri figli attendono da noi, quel­lo che il marito attende dalla moglie e la moglie attende dal mari­to. E così apparteniamo ogni giorno meno alle nostre famiglie.
Per spargere gioia, è necessario che nella famiglia regni la gioia. 
Credo che il mondo oggi sia sconvolto e soffra tanto perché nei focolari domestici e nella vita familiare c'è veramente poco amore. Non abbiamo tempo per i figli; non abbiamo tempo. per rallegrarci a vicenda. 
Non accontentiamoci di dare del denaro. Il denaro non basta, perché uno se lo può anche procurare. La gente ha bisogno del vostro cuore, ha bisogno di un po' d'amore. Perciò irraggiate amore ovunque andate e anzitutto nella vostra propria casa. Amate i vostri figli, vostra moglie o vostro marito, il prossimo che abita accanto a voi.

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Guarda la stella, invoca Maria

"O tu che, nelle vicissitudini, più che di camminare per terra
hai l'impressione di essere sballottato tra  tempeste e uragani,
se non vuoi finire travolto dall'infuriare dei flutti,
non distogliere lo sguardo dal chiarore di questa stella!
Se insorgono i venti delle tentazioni,
se ti imbatti negli scogli delle tribolazioni,
guarda la stella invoca Maria.
Se vieni travolto dalle onde della superbia, dell'ambizione,
della mormorazione, dell'invidia e della gelosia:
guarda la stella, invoca Maria.
Se l'ira, l'avarizia, la concupiscenza
scuotono la navicella della tua anima: guarda Maria.
Se, turbato dalla gravità dei  tuoi peccati,
confuso per le brutture della tua coscienza,
atterrito dal rigore del giudizio, stai per venire risucchiato
dalla tristezza e dall'abisso della disperazione,
pensa a Maria.
Nei pericoli, nelle difficoltà e nei momenti di incertezza:
pensa a Maria, invoca Maria.
Abbila sempre sulla bocca,
abbila sempre nel cuore,
e se vuoi ottenere l'aiuto della sua preghiera
non tralasciare di imitarne gli esempi.
Seguendo lei non andrai fuori strada,
pregandola non dispererai
pensando a lei non sbaglierai.
Se ella ti sostiene non cadrai,
se ella ti protegge non avrai nulla da temere,
se ella ti guida non ti affaticherai,
se ti sarà favorevole giungerai alla meta e così potrai sperimentare tu stesso quanto giustamente sia stato detto:
«e il nome della vergine era Maria»".

( San Bernaro), Opera, vol. IV, brano preso dalla raccolta
"Testi Mariani del Secondo Millennio", Città Nuova )

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CHE FARE DAVANTI ALLE CATASTROFI NATURALI?

Che fare davanti alle catastrofi naturali che si scatenano da qualche mese sul pianeta, e davanti alle tragedie che creano? Aver paura? E’ l’ultima cosa da fare! La Gospa ci ha dato tutte le chiavi necessarie per vivere la pace nei nostri cuori. Ma queste chiavi, bisogna afferrarle da oggi stesso poiché, quando ci arriva addosso una disgrazia e che le nostre fragili sicurezze materiali svaniscono, è già troppo tardi!
Maria ci dice: "Chi prega non ha paura dell’avvenire e chi digiuna non ha paura del male" (25 gennaio 2001) "Le famiglie che accolgono Dio come il padre della famiglia, me (la Vergine) come madre della famiglia, e la chiesa come la loro casa (focolare), queste famiglie non hanno nulla da temere dall’avvenire, nulla da temere dai segreti" (messaggio privato a Mirjana). "Con la sola preghiera ed il digiuno potete impedire le guerre, far cessare le guerre. Potete sospendere le leggi naturali" (1981)
Può succedere che la serie di catastrofi naturali continui, non sono profeta, ma mi sembra evidente. La notte del 1 gennaio scorso, quando la Gospa è apparsa a Marija sulla collina del Podbrdo alla presenza di migliaia di persone, sono stata sorpresa di sapere che Lei era accompagnata da migliaia di angeli. Di solito, per i giorni di grande festa (era la Festa della Madre di Dio), La Vergine appare con tre angeli. Ho notato con stupore questo dettaglio molto raro. Adesso capisco. Abbiamo più che mai bisogno di un soccorso celeste per quest’anno e per gli anni avvenire! Rileggetevi tutti i messaggi del 2 del mese nell’anno 2009, vedrete che la Gospa ci ha avvisato. "Vi siete persi, cari figli" .. "Siete talmente immersi nel peccato" …"Il mio cuore è afferrato da un grande dolore quando guardo nei vostri cuori", ecc. San Paolo ci dice "Il salario del peccato è la morte". Ora il mondo corre sempre più veloce nella via del peccato, fino a voler imporre il peccato a tutti, attraverso le leggi ed ogni tipo di pressione. Dio non ci manda la morte, siamo noi che la facciamo arrivare. Una mia amica è stata trattata da "criminale" all’ospedale perché non ha voluto abortire il bambino che aveva in grembo diagnosticato affetto da Trisomia 21. (La piccola è poi nata perfettamente normale). Adesso si definisce male il bene e bene il male.
Dai messaggi e dalla scuola di Maria Santissima negli ultimi 29 anni, è chiaro che dobbiamo prepararci alla prova, ma con una grande speranza! Essere di quelli che pregano costantemente, che sperano, che credono, che amano, e che incoraggiano coloro che non conoscono Gesù. Ogni prova ha un termine, ed i "Tempi nuovi" di cui parla la Gospa arriveranno al momento deciso da Dio. Non abbiamo alcuna idea di come saranno, talmente saranno belli! Vedo che nessuno dei veggenti di Medjugorje è pessimista a riguardo dell’avvenire, anche se conoscono le prove che il mondo dovrà affrontare. Dio avrà l’ultima parola. La Santa Vergine realizzerà il suo piano, includendoci persino i suoi nemici!
E’ quindi venuta l’ora di: 1) Smettere assolutamente con il peccato e prendere la mano della nostra Mamma la Vergine Maria per lasciarci condurre da Lei, come Chiesa, 2) Vivere delle buone e sincere confessioni e riconciliarci senza aspettare, 3) Comunicarci con il Corpo ed il Sangue di Cristo tutte le volte che le circostanze ce lo permettono, 4)Praticare con cura ciascuna delle Parola di Vita (I comandamenti)che Dio ci ha dato attraverso Mosé e che Gesù ci ha ricordato nel Vangelo, 5) Cambiare radicalmente la direzione della nostra vita, ricordarci che lo scopo della nostra vita è raggiungere il Cielo, mettere Dio al primo posto, al posto del benessere sulla terra o altro idolo, 6) Praticare la carità verso tutti, poiché "la carità copre una moltitudine di peccati", 7) Scegliere l’umiltà e la semplicità di vita, la lode costante, come la Vergine Maria e San Giuseppe a Nazareth, per preparare la venuta del Signore. Offrire tutte le sofferenze per la conversione delle anime, poiché i peccatori corrono il rischio di una grande disperazione.
"Vi aiuterò a trionfare sugli errori e sulle prove, con la mia grazia", ci dice la Gospa, che non mente mai!
Il salmo 45, che evoca così bene gli avvenimenti del mondo, ci dona una risposta di luce: "Dio è per noi rifugio e forza, aiuto sempre vicino nelle angosce; perciò non temiamo se trema la terra, se crollano i monti nel fondo del mare. Fremano, si gonfino le sue acque, tremino i monti per i suoi flutti… Il Signore degli eserciti è con noi, nostro rifugio è il Dio di Giacobbe!"
Suor Emmanuel +

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ESSERE CRISTIANI ( splendida riflessione)

I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale.
La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri.
Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale.
Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri.
Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera.
Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati.
Mettono in comune la mensa, ma non il letto.
Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne.
Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo.
Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi.
Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati.
Non sono conosciuti, e vengono condannati.
Sono uccisi, e riprendono a vivere.
Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano.
Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria.
Sono oltraggiati e proclamati giusti.
Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano.
Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita.
Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio.
A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani.
L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra.
L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo.
L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile.
La carne odia l'anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri.
L'anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano.
L'anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo.
L'anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l'incorruttibilità nei cieli.
Maltrattata nei cibi e nelle bevande l'anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano.
Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare.
   ( autore ignoto - II secolo)

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MEDJUGORIE 2 NOVEMBRE 2011

Cari figli, il Padre non vi ha lasciato a voi stessi. Il suo amore è immenso, l’amore che mi conduce a voi per aiutarvi a conoscerlo, affinché tutti, per mezzo di mio Figlio, possiate chiamarlo “Padre” con tutto il cuore e affinché possiate essere un popolo nella famiglia di Dio. Ma, figli miei, non dimenticate che non siete in questo mondo solo per voi stessi e che io non vi chiamo qui solo per voi. Coloro che seguono mio Figlio pensano al fratello in Cristo come a loro stessi e non conoscono l’egoismo. Perciò io desidero che voi siate la luce di mio Figlio, che voi illuminiate la via a tutti coloro che non hanno conosciuto il Padre - a tutti coloro che vagano nella tenebra del peccato, della disperazione, del dolore e della solitudine - e che mostriate loro con la vostra vita l’amore di Dio. Io sono con voi! Se aprite i vostri cuori vi guiderò. Vi invito di nuovo: pregate per i vostri pastori! Vi ringrazio.

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UNA SUORA CATTOLICA EX SATANISTA RACCONTA I DETTAGLI DEI RITI DI HALLOWEEN

Scrive "Michela", ex satanista ora suora consacrata dopo numerosissimi esorcismi e un viaggio decisivo a Medjugorje:


"Tra fine ottobre e inizio novembre, ossia nelle notti recedenti Halloween (31 ottobre) e la memoria dei Defunti (2 novembre), c'era poi l'unico appuntamento in un cimitero, dove profanavamo delle tombe e ne ru­bavamo le ossa, facendo uno specifico rituale che alla fi­ne le distruggeva.
Qualche volta mi è anche capitato di partecipare a un rito in una struttura che sembrava una piccola chiesa. Recentemente ne ho avuto una spiegazione, leggendo la denuncia dell'esperto padre Francesco Bamonte: «Nel corso delle vendite di varie cappelle non più utilizzate per il culto, è accaduto che qualcuna di esse sia stata acquistata proprio da individui che, nascondendo la loro appartenenza a gruppi di satanisti, le hanno poi utilizzate (e utilizzano tutt'ora!) per i loro riti nefandi».

Un "anno liturgico" al contrario

"Dopo la conversione mi ha colpito quanto i satanisti conoscessero tutte le feste della Chiesa e come fossero riusciti a elaborare dei riti che si ponevano in diretta ed evidente opposizione alla liturgia cattolica. Il primo esempio è ovviamente la messa nera, che veniva celebrata in tutti gli appuntamenti e che si concludeva sempre con il sacrilegio dell'ostia consacrata. In contrapposizione alla sacralità dell'altare ecclesiastico, noi "consacravamo" il luogo della cerimonia disegnando, dinanzi all'altare, il «pentacolo»: la stella a cinque punte contornata dal cerchio. Il simbolo veniva realizzato spargendo per terra una polvere di colore nero o rosso. I riti si svolgevano ogni sabato, per dissacrare la domenica, ma anche nelle vigilie di numerose feste cattoliche. 

Numerose feste di santi erano momenti fortissimi della nostra anti-liturgia, come accadeva per esempio nella vigilia dei santi Pietro e Paolo e in quelle degli altri apostoli. Particolare accanimento c'era nelle vigilie di quelli che in vita erano stati più attivi nella lotta contro il demonio. Gemma Galgani si trovava in primissima posizione, e insieme con lei veniva attaccata anche la Congregazione passionista. Lo stesso accadeva con Francesco d'Assisi e la Famiglia francescana e con Benedetto da Norcia e la Famiglia benedettina. Quest'ultimo santo era odiato specificamente a motivo della nota medaglia-croce a luiintitolata, che porta incise alcune sigle esorcistiche: N.D.S.M.D. {Non draco sit mihi dux - Non sia il demonio il mio capo); V.R.S.N.S.M. V. (Vade retro, Satana; numquam suade mihi vana - Allontanati, Satana; non mi indurre in cose vane); S.M.Q.L.I.V.B. (Sunt moia quaelibas; ipsevenena bi-has - Sono cattive le tue bevande; bevi tu stesso i tuoi veleni). Secondo la tradizione devozionale, tramandata nei testi benedettini, la medaglia-croce «scaccia dai corpi umani ogni malefìcio, legatura e qualunque opera diabolica; in qualsivoglia luogo dove è collocata non vi si può accostare persona malefica; rende sicuri gli uomini vessati dall'astuzia e malizia del demonio; è un'arma potentissima contro ogni tentazione, principalmente per conservarsi la purezza del cuore e della mente». I santi venivano osteggiati in quanto erano persone che avevano suscitato avversione in Satana. Insieme con loro si attaccavano anche i devoti. Un esempio è padre Pio, che alla metà degli anni Novanta non era ancora beato (lo sarà nel 1999, e santo nel 2002). Contro di lui si diceva di tutto: si potrebbe affermare che i satanisti lo avevano canonizzato prima dei cattolici, o comunque erano convinti in anticipo della sua santità, ben prima che venisse proclamata ufficialmente dalla Chiesa. C'era inoltre una precisa ritualità contro i suoi «figli spirituali» e contro tutti i suoi devoti, associati ai Gruppi di preghiera: venivano proprio fatte delle maledizioni su di loro e queste espressioni di maledizione potevano durare n'oretta, all'interno della messa nera.

Le "litanie" delle maledizioni

" [...] Al centro di questa particolare attenzione c'erano diversi esorcisti, di cui il Sacerdote di Satana ha l'elenco e le fotografie: l'allora arcivescovo Emmanuel Milingo, il vescovo Andrea Gemma, il defunto padre Candido Amantini, don Gabriele Amorth, padre Matteo La Grua. Ce n'erano altri ancora, dei quali non ricordo più i nomi. Era come una litania dei santi al contrario. Si proclamavano i loro nomi e si lanciavano maledizioni: «Che tu non possa più esercitare», «Che ti colga una malattia mortale»... Insomma "gliele tiravamo", come si dice a Roma! Per ciascuno di loro il Sacerdote prendeva la foto, la mostrava al semicerchio di  adepti e la bruciava nel braciere, guardandola con attenzione. Allo stesso modo venivano trattati i fuoriusciti, quelli che avevano abbandonato la setta. I loro nomi venivano maledetti e io stessa oggi posso testimoniare che qualche effetto si manifesta. La costanza e la fedeltà che gli adepti hanno nella persecuzione degli "ex" sono inesauribili. Ci sono due-tre momenti l'anno un po' più intensi in cui passo delle nottate "animate". Per esempio ho la sensazione che gli ossicini del corpo mi si rompano a uno a uno, come se qualcuno me li spezzasse. Oppure c'è qualche mobile che si sposta da una parte all'altra. E allora mi dico che a me piace ogni tanto modificare la disposizione
dell'arredamento e dunque l'Eterno Padre permette che ciò accada, così da evitare che lo
faccia io col rischio di beccarmi il mal di schiena...

Non venivano risparmiate nemmeno le vittime delle cosiddette "stragi del sabato sera". A un certo punto della messa nera c'era un confratello che passava al Sacerdote una lista con i nomi delle persone che erano morte in tutta Italia a causa di incidenti stradali nel sabato precedente. Lui le leggeva e a ogni nome c'era un boato da parte nostra. Sembrerà assurdo, ma noi sentivamo un moto d'orgoglio, perché consideravamo quei giovani - dei quali la maggior parte era morta sotto l'effetto di droga come dannati, in quanto ci sembrava difficile che la loro anima fosse andata in paradiso. Per i satanisti sono infatti seguaci impliciti del demonio anche tutti quelli che decidono volontariamente di distruggersi mediante la droga, oppure quelli che mercificano il proprio corpo attraverso i rapporti sessuali. Ogni sabato notte consacravamo in modo indiretto tutti costoro e in particolare offrivamo a Satana i giovani che sarebbero morti durante quelle ore. Era insomma come un rituale in due tempi. Nella prima parte venivano proclamati i nomi di quelli morti il sabato sera precedente. Si sentivano cognomi di regioni diverse, mediamente da tre-quattro fino a una decina, e non c'è mai stata una circostanza nella quale non ci fosse almeno un nome. Nella seconda parte venivano invece consacrate tutte le persone che sarebbero morte quella notte dopo la discoteca, sotto l'effetto di droga e alcol. Non si trattava di una maledizione generica, ma di una vera e propria sequenza specifica. A ripensarci oggi, mi risulta sconvolgente che - come i cattolici affidano le anime dei morenti a Dio - così noi affidavamo quelle anime a Satana."

Fonte esatta: (estratto dal libro autobiografico) "MICHELA,FUGGITA DA SATANA. La mia lotta per scappare dall'Inferno" Edizioni  PIEMME (Una storia vera) -  iosonoamore.altervista.org/halloween/

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Vi riporto un articolo molto interessante in cui Marija ( Veggente di Medjugorie) ci parla un pò


Sono veramente molto grata a Dio perché la Madonna è con noi e perché ci appare ogni giorno. Molti si pongono spesso dei problemi per il fatto che la Madonna è apparsa ogni giorno per così tanti anni. Per me, invece, è una grande gioia e non un problema e prego Dio con queste parole: “Signore, concedici che resti così per altri 21 anni” perché vedo quale grande grazia si riversa su di noi per mezzo delle parole e della presenza della Madonna, anche se spesso non La ascoltiamo e non trasferiamo nella vita ciò a cui Ella continuamente ci invita: convertitevi, pregate, scegliete la santità! E’ difficile convertirsi, pregare, ma la Madonna non si è mai stancata di ripeterci queste parole. D’altro canto vedo anche un grande amore di Madre verso tutta l’umanità che è senza Dio, a cui vuole donare il Suo Figlio. Per questo ci dice ininterrottamente che Dio deve essere al centro della nostra vita. Così rendiamo onore e grazie a Dio per tutto ciò che Egli fa in noi e per mezzo di noi.
Nel messaggio del 25 Giugno 2002 la Madonna ha detto che Medjugorje è un luogo santo e ci ha voluto dire che dobbiamo esserne consapevoli. Infatti noi ci smarriamo, e diventa normale che Lei appaia. Credo che le generazioni nate negli anni delle apparizioni non siano tanto coscienti della presenza della Madonna e per questo Ella ci esorta affinché, sia noi, che abbiamo accolto i Suoi messaggi fin dall’inizio e che ora siamo più grandi, sia i più giovani, comprendiamo veramente che questo è un luogo santo perché Lei lo ha scelto e perché qui Lei è presente. Perciò vorrei sottolineare e ripetere ancora che la Madonna è qui per convertirci, poiché vede che abbiamo bisogno della conversione. Tu ed io, tutti abbiamo bisogno della conversione giornaliera e per questo la Madonna è qui. Credo che nessuno di noi abbia raggiunto il culmine dell’ideale in cui potrebbe dire: Ho fatto quello che Dio e la Madonna desiderano da me, mi sono convertito. In tutti questi anni la Madonna ci ha voluto dire: Voi non siete ancora abbastanza santi, non vivete ancora la pace piena. E ci sprona affinché ognuno di noi ricominci da capo a vivere ancora più profondamente i suoi messaggi, che significano veramente una nuova vita per noi. Poiché le parole che dice vengono dal cielo, perciò vuole che ne siamo consapevoli.
Per me anche in questo messaggio del 21esimo anniversario la cosa più importante è la CONVERSIONE. Ci sono molti che si sono stancati e si sono fermati. La Madonna ripete e sottolinea ancora oggi che non dobbiamo fermarci, ma dobbiamo cambiare vita ogni giorno. Proprio questo appello è molto importante per l’attuale crisi spirituale che ognuno di noi può vedere. E’ diventato davvero un grande problema di tutta la Chiesa. Negli ultimi tempi molti Sacerdoti vengono criticati. Una volta la Madonna ha detto: “pregate per i Sacerdoti! Se non pregate, il vostro Sacerdote sarà un miscredente. Se pregate, il vostro Sacerdote sarà Santo”. Dico sempre che dipende tutto da noi, da come ci comportiamo nei confronti dei Sacerdoti, e nello stesso tempo vedo anche che satana attacca i Sacerdoti e proprio loro in modo particolare, perché sa che se non ci sono Sacerdoti, non c’è neanche il Santissimo, che non ci sono i Sacramenti  e la Confessione. Credo che satana sappia come può tentare i Sacerdoti e lo fa. Oggi si studia molta tecnologia per sapere quante più cose possibili, si cerca di avere tutti i Sacerdoti laureati, che studino il più possibile. Ma guardiamo all’esempio di San Francesco, che era contento di poter essere un minore, un frate. Non si sentiva degno di essere Sacerdote, poiché per lui questa era una grande grazia di Dio. Credo che il mondo di oggi vorrebbe che anche il Sacerdote svolgesse semplicemente il suo dovere. Il Sacerdote non viene visto come colui che porta la grazia di Dio per mezzo dei Sacramenti e che ci dona Dio stesso. Un giorno è venuto da me un Sacerdote italiano e mi ha detto: “Marija, io vivo e lavoro in Italia e in questi due anni, da quando vengo a Medjugorje per ascoltare le Confessioni, mi ha colpito molto vedere come la gente senta il forte bisogno di stare insieme al Sacerdote, di parlare con lui, di chiedere consigli e di Confessarsi. Come Sacerdoti oggi non abbiamo più tempo per le persone e quindi loro vanno per altre strade. Cercano conforto e soluzione ai loro problemi nelle arti divinatorie, nella magia e in varie sette… . Qui a Medjugorje ho sentito veramente che dovremmo dedicare più tempo alla gente e che nella Confessione devo essere per loro un grande stimolo e un esempio in tutto”. Questo Sacerdote è grato a Dio per aver scoperto, proprio tramite Medjugorje, che la sua vocazione è solo il Sacerdozio e che egli possiede la grazia di ascoltare le persone e di aiutarle.
Credo che questo sia molto importante perché spesso poniamo il Sacerdote ad un livello umano. Invece la Madonna ci esorta a mettere i Sacerdoti ad un livello “divino”. Il Sacerdote non è solo qualcuno che semplicemente c’è, o che c’è solo perché è nata una Parrocchia, ma c’è in primo luogo per il popolo, per le anime. E perciò la Madonna ci esorta affinché ciascuno di noi preghi per i Sacerdoti. In questo modo li aiutiamo nelle loro difficoltà e nei loro problemi.

Durante le apparizioni la Madonna a volte è preoccupata e ogni espressione del suo volto è per noi segno dal quale possiamo capire molte cose: ad esempio, un segno di rimprovero, un segno di pace, un segno di apprensione, un segno di tristezza. Tutti questi segni ci fanno capire qualcosa, anche se Lei non ce lo dice mai direttamente a parole. Così è stato anche all’inizio delle apparizioni. Quando era triste, sono arrivati con Lei degli angeli che erano ancora più tristi. Quando la Madonna è arrivata contenta, anche gli angeli erano pieni di gioia.
Se viviamo i messaggi della Madonna, avremo sicuramente un grande influsso sulle espressioni del suo volto, sul suo amore, sul suo appello alla pace, e, allo stesso tempo, diventeremo più simili a Lei perché compiremo insieme a Lei la volontà di Dio. Certamente ognuno di noi può farlo e non c’è bisogno di compiere grandi cose, ma tutto questo si manifesta anche nelle piccole cose di ogni giorno.

 (FONTE: Rivista “Medjugorje, un invito alla preghiera”, numero 53, I Trimestre 2003, pagg. 8-10). 

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